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STORIA E STORIE DELLE CHIESE DI GHIFFA

S. MAURIZIO

Dedicata a San Maurizio, la grande chiesa ha una storia molto lunga. Eretta nel 1125, nell’attuale posizione, in aperta campagna, fu riedificata nel 1541 poiché presentava seri problemi strutturali. Dal punto di vista architettonico, la chiesa ha un bellissimo portico che poggia su colonne di pietra. All’interno, il cantorio ospita un organo pluricentenario (1833), l’altare è costruito in marmo dall’architetto Giulio Cesare Alluvisetti. Altro elemento fondamentale della chiesa è il campanile con cuspide bianca, eretto nel 1535 e un affresco di una Madonna con bambino.

 

Il parroco attualmente risiede in questa parrocchia.

 

SANTA MARIA ASSUNTA - SUSELLO

SANTA CROCE

La chiesa di Santa Maria Assunta costituisce l'elemento fondamentale attraverso il quale la storia di Susello s'inserisce nel più ampio contesto della vita e della storia religiosa e sociale dell'antica pieve di Intra. S. Maria di Susello era una chiesa minore sottoposta alla chiesa matrice di S. Vittore di Intra e dislocata in corrispondenza di un villaggio per servirne la popolazione. Allo stato attuale delle nostre conoscenze, la prima menzione di Susello risale al 1173 da parte di un chierico ed officiale della chiesa di Susello. La chiesa di S. Maria Assunta fu la prima cappella ad esercitare, nella zona pievana orientale, funzioni di tipo parrocchiale e ciò viene evidenziato in molte delle relazioni di visita pastorale, dalla metà del '600 fino al primo ventennio dell'800. Un altro “indizio” dell'antica importanza della chiesa di Susello si trae dal fatto che essa continuò a godere dei redditi, derivanti da possessi immobiliari e persino da alcuni diritti di decima: se ne accenna negli Atannegò visita, stesi con una certa regolarità soltanto a partire dalla fine circa del XVI secolo.

Probabilmente la chiesa di S. Maria Assunta doveva sorgere isolata, in aperta campagna.

D'altra parte ciò potrebbe essere comprensibile se si considera l'antica importanza della chiesa, forse la prima di tipo parrocchiale in questa porzione del piviviere intrasco. In effetti, su un territorio caratterizzato da insediamenti sparsi, la posizione relativamente isolata e all'incrocio, come si vedrà più avanti, delle principali strade che li collegavano, rendeva possibile a tale chiesa, almeno in linea teorica, di svolgere appieno il suo servizio religioso “comune”, senza rivendicazioni “campanilistiche” da parte di singoli villaggi o gruppi di vicini. Inoltre il carattere campestre e solitario sembra essere quello preferito, anticamente, dalle chiese dedicate alla Vergine Assunta.

Probabilmente S. Maria di Susello, nella nuova realtà della “circoscrizione” prebendale, era venuta a trovarsi in una posizione “decentrata” e perciò inadeguata ai bisogni di una più larga popolazione di fedeli, cedendo così progressivamente il passo a S. Maurizio. Nonostante ciò, molte sono le testimonianze che confermano il perdurare di una “tradizione” devozionale e liturgica giunta fino a noi, anche se ormai limitata a poche, specifiche solennità.

Dagli Atti di visita risulta inoltre che a lungo la chiesa di Susello, accanto alle solite “incombenze” liturgiche proprie degli “oratori”, conservò e continuò ad esercitare alcune delle antiche funzioni, nonostante la chiesa parrocchiale fosse oramai diventata S. Maurizio.

[Angela Viotti]

 

 

L'edificio consta di tre navate, ognuna suddivisa in due campate, di un corpo a pianta quadrata, al termine della navata centrale, e di una sacrestia, al termine della laterale sinistra. La facciata presenta il profilo a capanna di stile lombardo con pinnacoli neogotici collocati sul vertice e due caratteristici vani, introdotti da arcate, ai lati del portale cinquecentesco. Un tratto di muro, individuato sopra la volta della seconda campata della navata destra, si può riferire alla facciata della chiesa primitiva, rivolta ad oriente verso l'antica strada pedonale. Nel secolo XVI inizia una radicale trasformazione dell'edificio di culto secondo un piano preciso, che prevede anche la costruzioen del campanile, terminata attorno al 1591. Nel 1977, dopo la segnalazione fatta dal Museo del Paesaggio di Verbania, riprendono con altri intenti e con altri criteri i restauri degli affreschi della chiesa di Susello. L'intervento di restauro conciste nelll'eliminazione di ritocchi e sovrapposizioni e nel recupero di altre parti affrescate, nascoste dall'intonaco nella seconda campata della navata destra: in questo modo sono tornate alla luce le figure frammentarie di Santa (De) Liberata e di S. Maurizio. Inoltre ricompaiono sulla parete sinistra del coro tre angioletti musicanti e su quella di destra una Natività, purtroppo lacunosa. San Giuseppe tiene nelle proprie braccia il Bambino mentre Maria in ginocchio prega e tre angioletti in cielo cantano in coro.

Lo scoprimento degli affreschi cinquecenteschi, avvenuto spostando semplicemente le pale d'altare che li nascondevano, suscitò senz'altro un vivo interesse, che si concretizzò nella proclamazione della Chiesa di Susello a Monumento Nazionale nel 1905.

Pur eseguite da mani diverse e in epoche successive, le parti affrescate presentano unità di composizione. Una intelaiatura architettonica dipinta si sovrappone all'architettura reale con l'intento di dare un senso più ampio e chiaro all'organizzazione spaziale della chiesa, scandita dal succedersi delle volte, degli archi e dei pilastri.

Le pareti scompaiono illusivamente per aprirsi sulla rappresentazione di un episodio della vita della Madonna, alla quale l'intero programma iconografico è dedicato.

L'intervento del De Rumo a Susello interessa la campata del coro: sulla parete di fondo, incorniciata da arcata con stemma dei Moriggia al culmine, è rappresentata la Assunzione della Vergine; sulla parete destra la Natività; sulla sinistra si vedono tre angioletti musicanti, sul sottarco il profeta David. Nel 1988 con finanziamento del Provveditorato Opere Pubbliche è stato rifatto il tetto e ricollocato il manto di copertura.

A Susello si vuole scrivere un bel capitolo della conservazione del patrimonio artistico locale, nel quale sia ricordato l'incontro avvenuto in spirito di amicizia e collaborazione tra parroco, parrocchiani, restauratori, muratori, capimastri, progettisti e organi di tutela. I restauri di Susello hanno allargato alla conoscenza della pittura del Cinquecento, in particolare dell'attività dei gaudenziani nella provincia di Novara. L'affresco della Crocifissione, in attesa di scoprimento e di finanziamenti, è degno per qualità di entrare nella storia della pittura lombarda del Quattrocento.

[Gianni Pizzigoni]

 

L’oratorio dedicato alla esaltazione della croce a Ghiffa fu fatto costruire, negli ultimi anni della sua vita, da Don Matteo Barajni, parroco di S.Babila a Milano, morto a Ronco di Ghiffa il 24 Settembre 1679. Questa costruzione, a forma di croce greca, con l’altare principale di stucco e due altari laterali lignei, era un rifacimento sulle mura di una chiesetta già esistente, dedicata a S. Matteo apostolo. Don Barajni inoltre lascia in dotazione un beneficio per la celebrazione di Sante Messe.

Nel 1773, come indica la lapide murata, verrà costruito l’attuale campanile, ad una campana, a spese di benefattori ed abitanti della Punta. Nel 1775 la chiesa viene ingrandita e abbellita.

La tradizione vuole che il Crocifisso ligneo custodito in S.Croce, sopra l’altare principale, provenga dall’oratorio di S. Lorenzo. Questo Crocifisso policromo, di stile tirolese, ha le braccia mobili ed il viso intagliato come una maschera mobile sul collo, ed è di probabile fattura del XV secolo (epoca assai precedente all’edificazione della chiesa di S.Croce). L’espressione del viso sofferente è di particolare naturalezza ed anche il colore del drappo che copre il Cristo è stato riportato al colore originale.

Questo crocifisso è stato venerato dai ghiffesi e dai pellegrini per molti anni nella chiesa di S. Lorenzo sino a quando, dopo la costruzione della strada litoranea verso la Svizzera del 1854, i proprietari fratelli Ambrosini Spinella, la sconsacrarono per trasformarla in scuderia. Poco dopo, nel 1866, Attilio Ambrosini Spinella, devoto alla chiesa di S. Croce, per ricompensare della chiusura di S. Lorenzo, a sue spese cura il restauro, con rifacimento degli altari, lavoro che verrà terminato nel 1876, dopo la sua morte.

Il prezioso crocifisso, prima di passare a S.Croce, resterà per molti anni nella cappella De Micheli, sopra la Punta di Ghiffa.

La chiesa di S. Croce, inizialmente inserita nella parrocchia di S. Maurizio della Costa, viene elevata a parrocchia il 22 gennaio 1954 e affidata inizialmente a don Bruno Lanzini.

Nel 1958 il vescovo mons. Gilla Vincenzo Gremigni, che aveva la casa estiva nell’attuale hotel Paradiso, consacra la mensa del nuovo altare maggiore e la pietra sacra dell’altare del Sacro Cuore, includendovi le reliquie dei santi martiri Severo, Simplicio, Tranquillo e Placida.

Nel 1959 invece vengono restaurate le tre grandi tele poste sulle pareti della chiesa (Omaggio al Bambino e alla Vergine di Gianni Nuvolone, Esaltazione della Santa Croce di Carlo Notaris e lo sposalizio mistico di Santa Caterina di Pallanza di autore Anonimo).

 

La "Barchetta" di Santa Croce in Ghiffa (Il "burchiello")

 

La festa patronale di S. Croce è molto sentita e partecipata da residenti, villeggianti e turisti di passaggio Dal Venerdì alla Domenica sera, ai diversi momenti religiosi si alternano incontri di cultura e tradizioni locali, giochi per grandi e piccini, pranzi e cene succulenti preparati da specialisti del posto.

 

Il momento più significativo e sentito della festa è quello della "barchetta".

Durante la messa domenicale, un piccolo "burchiello" (nome dato alle barche da pesca del nostro lago) ricolmo di doni e ornato con fiori e frutti, viene introdotto in chiesa per essere benedetto.

Questa usanza risale ad un' antica leggenda, tramandata di padre in figlio, secondo la quale si narra che il 13 settembre 1848, vigilia della festa della Esaltazione della S. Croce, sul lago ci fu una grossa bufera.

Ai tempi, in riva al lago a Ghiffa abitavano solo famiglie di pescatori che vivevano a fatica del loro duro lavoro. Un anziano pescatore, preoccupato per la sua barca e le sue reti, incurante del maltempo si recò in riva al lago per controllare il suo burchiello e le reti. Trovò solo un pezzo della corda che legava la barca, strappata dal forte vento. Con l'aiuto degli amici pescatori, salirono su una barca per cercare il burchiello.

Mentre la bufera imperversava e il buio della notte rendeva ardue le ricerche, il pescatore, tenendo stretto il piccolo crocifisso che aveva sempre in tasca e confidando nell'aiuto di Dio, fece un voto.

Se avesse trovato il suo burchiello, ne avrebbe costruito un altro simile più piccolo da donare alla parrocchia. I bambini avrebbero potuto spingerlo in chiesa ricolmo di doni da offrire durante lo festa di S. Croce. Immediatamente il vento cessò, le acque si calmarono, lo pioggia diminuì e il pescatore scorse lo sagoma del suo burchiello. Trovò anche le reti, tanto piene di pesci che per trasportarle a riva furono necessarie due barche. Il vecchio, commosso per aver ritrovato il suo burchiello e perché non aveva mai visto tanti pesci in una volta sola, in segno di riconoscenza decise di offrire ogni anno, sulla barchetta costruita per la chiesa, anche parte del pesce pescato nella notte precedente la festa ...

Questa è la leggenda ...

Di certo sappiamo che la barchetta che oggi i bambini spingono in chiesa ricolma di doni da offrire all'incanto, è il frutto del generoso impegno della importante famiglia ghiffese Berta-Calastra, che alla fine del 1800 la rimise a nuovo.

Questa antica tradizione vuole anche ricordare le fatiche dei "tencit" di Ghiffa, ed in particolare di quelli della Punta.

I "tencit" (così chiamati perché sporchi di polvere di carbonella) erano i carbonai che sovrintendevano alle operazioni di scarico e di immagazzinamento del carbone.

Nei secoli XVI e XVII i "tencit" commerciavano carbone di legna prodotto nei nostri boschi, che veniva trasportato al "Laghett" (il Laghetto di Milano, nei pressi di piazza Duomo, dove sorgeva il piccolo porto specializzato nei rifornimenti di carbone) con i burchielli che dal fondo del lago Maggiore risalivano il fiume Ticino e attraverso i Navigli entravano in Milano.

Al ritorno da questi viaggi, i burchielli portavano a Ghiffa dalla città gli alimenti che non venivano prodotti dalla nostra terra.

Ancora oggi la barchetta viene custodita dalla famiglia discendente dai Berta-Calastra.

 

[descrizione del "Burchiello" realizzata dal comune di Ghiffa]

SANTA ELISABETTA - RONCO

La chiesa di Ronco, costruita nel 1625, è dedicata alla Visitazione della Beata Vergine Maria a Santa Elisabetta. Nel 1825 la chiesa entra a far parte della parrocchia di San Maurizio e rimane tale fino al 1954, quando viene inglobata nella parrocchia di Santa Croce.

La chiesa è conosciuta per la tradizionale “Discesa della nuvoletta”, rito religioso che ricorre ogni prima domenica di luglio. Sulla volta del coro della chiesa, sopra l’altare, si trova una teca a forma di nuvola e raggi, all’interno della quale vi è il crocifisso che viene esposto nella chiesa e portato in processione. Il rituale è accompagnato da un canto scritto dal fabbriciere di ronco Luigi Minocci negli anni trenta. In passato, la nuvoletta veniva calata anche in caso di forti calamità naturali e per scongiurare periodi di siccità o alluvioni. Inoltre, all’interno della chiesa, accanto al quadro della visitazione, campeggiano un San Pietro e una Santa Teresa, realizzati nel 1886. Questi elementi rendono la chiesa di ronco un vero gioiellino d’arte religiosa.

Oltre alla chiesa principale, degni di nota sono il monastero di suore benedettine, costruito nel 1906, e una cappelletta con una piccola statua di marmo di alto pregio, fatta costruire nel 1809.